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Simposio internazionale del 19 giugno 2009
Il riconoscimento delle sentenze straniere - Il titolo esecutivo europeo - The small claims - Il decreto ingiuntivo europeo

Pubblicazione degli atti a cura di Michele Lucherini 

Il riconoscimento delle sentenze straniere
Francesca Cristiani

1. Preambolo. 2. Impostazione di metodo. 3. Cenni all’evoluzione del riconoscimento dei provvedimenti stranieri in ambito comunitario. 4. Il riconoscimento dei provvedimenti stranieri nella Convenzione di Bruxelles e nel Regolamento n. 44/2001. 5. Il riconoscimento dei provvedimenti nel Regolamento n. 2201 del 2003. 6. Sintesi conclusiva sul riconoscimento dei provvedimenti stranieri nella normativa comunitaria. 7. La normativa italiana in tema di riconoscimento dei provvedimenti stranieri. 8. Cenni al riconoscimento dei provvedimenti di adozione e un dubbio conclusivo.

1. Devo innanzitutto ringraziare il Presidente e tutto il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lucca che, in particolare attraverso la dedizione del Collega Lucherini, ha organizzato questo interessante incontro anche con ospiti stranieri con i quali non è frequente l’occasione di confrontarsi.
Sono onorata di essere stata officiata del ruolo di relatore, ma temo che da parte dei Colleghi lucchesi si possa parlare di ciò che in termini forensi viene definita … iniziativa temeraria. Certamente è stato temerario il mio entusiasmo nel dichiararmi disponibile, basato sul fatto di essermi già occupata della tematica in oggetto in altre occasioni. Contavo quindi di sfruttare il lavoro già svolto in passato, senza aver fatto i conti sulla fecondità del legislatore, nazionale ma soprattutto comunitario, in materia, che di fatto ha relegato gran parte del lavoro da me svolto in altre occasioni nella storia della questione esaminata. Mi ero occupata del riconoscimento dei provvedimenti stranieri di adozione nella mia tesi di laurea, e certo non potevo pensare di servirmene, visto che quest’anno festeggio le nozze d’argento con la laurea, mi ero occupata, nell’ambito della scuola legale, della tematica del riconoscimento, ma prima del 2001, e quindi nel pieno vigore della convenzione di Bruxelles, mi ero occupata, nell’ ambito di un corso organizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura, del riconoscimento dei provvedimenti in materia di potestà parentale, ex Regolamento 1347 del 2000, ora sostituto dal regolamento 2201 del 2003.
Quando ho preso in mano la documentazione necessaria per fare questo nostro discorso di oggi sono dunque stata presa dalla sconforto che, da principio sempre più forte, si è tuttavia fortunatamente temperato a mano a mano che, approfondendo la disciplina della problematica in esame, mi sono resa conto che la normativa attuale è in gran parte il naturale adeguamento e svolgimento di alcuni principi già in parte presenti nella normativa precedente, nell’ottica dell’affermazione di un trend necessitato dalle esigenze del proficuo svolgimento dei rapporti sempre più frequenti, in ogni ambito, tra ordinamenti diversi, con la conseguente crescita delle problematiche di diritto internazionale privato e processuale, nell’ambito del quale il tema del riconoscimento dei provvedimenti stranieri rappresenta uno dei tre punti fondamentali.
Mi è stato richiesto, visto che ho il compito di parlare in apertura dell’incontro, di dare un inquadramento della materia, il che comporta inevitabilmente la necessità di fare alcune osservazioni e riferimenti generali che finiscono per apparire ovvi, e di questa ovvietà fin da ora mi scuso.

2. Ritengo opportuno dare un quadro sintetico dello svolgimento del mio discorso.
Una volta individuate le fonti normative di riferimento (Convenzione di Bruxelles del 1968, Regolamento 44 /2001, Regolamento 2201/2003, Regolamento 1346/2000; artt. 64 e segg. Legge 218/1995) per la materia trattata, sia a livello comunitario che a livello nazionale, passeremo poi ad esaminare specificamente le peculiarità della regolamentazione in esse espresse. Vedremo infine, in particolare, come - in riferimento ad uno specifico ambito di applicazione - si possa evidenziare una interpretazione della giurisprudenza di legittimità che sembra contrastare in qualche modo, se non con il dettato legislativo, sicuramente con l’interpretazione dello stesso accolta dalla dottrina dominante, questione sicuramente interessante sotto il profilo della individuazione dei principi fatti propri dall’interprete italiano.
Il tema del riconoscimento delle sentenze straniere - ma forse è più opportuno parlare di provvedimenti - rappresenta una delle tre grandi problematiche del diritto internazionale privato e processuale. Lo si evince chiaramente dall’art. 1 della legge di riforma del diritto internazionale privato, la legge 31 maggio 1995, n. 218, che, com’è noto, ha accorpato in un unico testo legislativo disposizioni fino ad allora contenute in parte nelle preleggi al codice civile, in particolare negli artt. dal 17 al 31, ed in parte nel codice di procedura civile, specificamente negli artt. 2-4 e 796 e segg. Tale disposizione, nell’individuare l’oggetto della legge, fa riferimento alle tre questioni della individuazione del giudice competente, del diritto applicabile e dell’efficacia delle sentenze straniere.
La riforma del diritto internazionale privato è successiva alla emanazione della Convenzione di Bruxelles, per la quale si è parlato, proprio con riferimento alla legge di riforma, di effetto “trascinante”; la Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 è diventata il Regolamento n. 44 del 2001 (seppure conserva un residuo ambito di applicazione specifico), di qualche anno successivo dunque alla legge di riforma.
Tuttavia, dal momento che la legislazione di fonte sovranazionale rappresenta l’antecedente logico delle scelte accolte dal legislatore italiano, ritengo opportuno partire della legislazione comunitaria per poi scendere ad esaminare le norme che la legge di riforma dedica alla questione in esame, una volta individuato il loro residuo ambito di applicazione.